Rocking Sixties

testo e icone di Enrico Morteo
Fra rivoluzioni socio-economiche da un lato e progressi tecnologici dall’altro, gli anni Sessanta sono il punto di svolta della modernità italiana.
Se nel dicembre del 1963 Giulio Natta riceveva il Premio Nobel per la formula del polipropilene isotattico, molecola sintetica che apriva alla plastica la via della produzione industriale a proiettava l’Italia nel gotha della chimica mondiale, nel 1968 gli studenti universitari e gli operai della grande industria già si ribellavano contro una società retta proprio dall’ordine e dalla disciplina della fabbrica. In pochi anni l’ottimismo del progresso lasciava il posto al sogno dell’utopia e al disincanto della società di massa. Se la tecnica è la sfida d el momento, il design italiano si incarica di addomesticarla e renderla compatibile con le veloci trasformazioni degli stili di vita e degli immaginari collettivi. Ancora legata alle composte frivolezze degli anni Cinquanta, la casa italiana viene rivoltata e riscritta a misura di nuovi materiali e nuovi elettrodomestici che ispirano nuovi comportamenti e nuovi sentimenti: tutto viene ripensato, dal modo di sedersi alle forme della luce, dal salotto alla cucina. Nuovi oggetti per vite tutte nuove.

Tutto deve essere moderno. La plastica, sino a ieri usata per imitare a basso costo materiali più preziosi, conquista una precisa identità, fatta di appropriate geometrie, di colori squillanti, di morbidezze inattese. Telefoni, radio, lavatrici e televisori ridisegnano nuove centralità domestiche. Neppure il legno rimane indifferente, lavorato a colori e con una semplicità di linee che ne svela una segreta modernità.

Ma l’illusione di una tecnologia buona e ottimista si infrange presto contro la contestazione radicale di un società industrializzata, alienante e capitalista. Prima che gli anni di piombo stendano la loro grigia cortina, il design italiano inventa una rivoluzione tutta fatta di gioco e di ironia. Ludico territorio sperimentale, la casa italiana si popola di poltrone gonfiabili, poliuretani deformabili, colorati gonfiori, artistiche distorsioni spaziali, giocosa illusione che la società possa cambiare a partire dalla sfera privata dei comportamenti individuali. Con coraggio, le aziende italiane non si sottraggono alla provocazione, ma, contemporaneamente, sperimentano sistemi componibili che riconducano l’idea di libertà entro regole controllabili e riproducibili in serie.

Fra regola e contestazione, il design italiano si affaccia agli anni Settanta con una ricchezza straordinaria di proposte e di ricerche. Una ricchezza che Emilio Ambasz fotografa con precisione nella mostra Italy: the new domestic landscape, inauguratasi nel giugno del 1972 nelle sale del MoMA di New York.

Fedele testimone di sogni e speranze, di dubbi e certezze, la mostra ci restituisce un design sospeso fra le certezze del moderno e le incognite di una post-modernità oramai alle porte: gli ingredienti che alimenteranno molte delle esperienze dei decenni successivi sono già sul tappeto.