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di Gilda Bojardi
Ci sono più ragioni per cui penso che sia bello ma anche giusto festeggiare con una pubblicazione speciale i 60 di anni di Interni. La prima, e forse la più importante, è che rappresenta un’occasione unica per ringraziare tutte le persone che ci hanno permesso di raggiungere questo risultato. Innanzitutto gli architetti, i designer e i creativi tout court che ci hanno svelato le loro storie e le loro visioni da raccontare sulle pagine della rivista. Poi le aziende che hanno creduto e investito negli sforzi da noi intrapresi per comunicare e promuovere, in modo trasversale, la cultura del progetto (è bene ricordarlo: senza il loro sostegno e la loro fiducia non saremmo giunti a festeggiare questo momento). I tanti collaboratori che in tutti questi anni ci hanno aiutato a fare di Interni un brand noto a livello internazionale: i critici, i giornalisti, i fotografi, i consulenti, tutti coloro che, con diverse competenze, hanno dato un contributo prezioso al nostro percorso di crescita. Per ultimi, ma non certo per importanza, i nostri lettori, siano essi professionisti del settore, studenti o anche semplici appassionati di design e architettura; i loro apprezzamenti, ma anche le loro critiche, hanno sempre costituito uno stimolo fondamentale.

La seconda ragione è che approfittare dell’occasione per volgere lo sguardo indietro e ripercorrere ‘filologicamente’ 60 anni di storia permette di mettere a fuoco un processo evolutivo che oggi ci sembra scontato ma che tanto scontato non è. Da prima rivista italiana dell’arredamento, quale era stata fondata da Giovanni Gualtiero Görlich nel 1954, Interni si è trasformata in un sistema di comunicazione che oggi declina il racconto del progetto attraverso varie pubblicazioni parallele e differenti strumenti mediatici: dalla carta stampata al web, per arrivare all’ideazione di eventi e mostre, organizzati nella logica di favorire un incontro tra progettisti, produttori e distributori. In questo lungo percorso, Interni ha avuto la fortuna di condividere in tutto e per tutto la fantastica e avventurosa storia del mobile e del design italiano. Ha seguito la crescita di un settore produttivo, oggi vanto dell’Italia nel mondo, avvenuta grazie alle intuizioni di geniali architetti, designer e operatori culturali, di imprenditori coraggiosi e di tanti altri personaggi assolutamente eccezionali che hanno saputo osare e ancora osano. Assieme a questi protagonisti Interni è cresciuta e come il design italiano si è diffusa a livello internazionale, ‘invadendo’ il quotidiano con l’obiettivo di registrare le molteplici espressioni del progetto contemporaneo, non più legato solo al mondo dell’arredo.

Ci è sembrato quindi bello ripercorrere una storia – quella della nostra rivista – che altro non è che lo specchio delle tante storie che hanno fatto grande il design italiano. Con attenzione filologica, abbiamo rovistato negli archivi e abbiamo recuperato gli articoli, le immagini, la documentazione, le campagne pubblicitarie pubblicate dal 1954 a oggi. Abbiamo ricreato una sorta di racconto visivo che esprime molto chiaramente l’evoluzione del costume italiano, del gusto dell’abitare e, soprattutto, della cultura del progetto del nostro Paese che progressivamente ha allargato i suoi orizzonti. Abbiamo deciso di scandire questo racconto in sei decenni, chiedendo a noti critici del design – Vanni Pasca, Franco Raggi, Enrico Morteo, Cristina Morozzi, Andrea Branzi, Marco Romanelli, Beppe Finessi – di delinearne i tratti principali e di rappresentarli attraverso dieci prodotti icona per decennio. A fare da cappello è un testo di Deyan Sudjic, ex direttore di Domus e oggi direttore del Design Museum di Londra, che ci offre l’interpretazione super partes di chi ha vissuto e analizzato con occhio più distaccato le vicende del design italiano. A completare la storia, la rassegna di tutte le copertine di 60 anni di Interni, le 15 collezioni annuali dei drawings (i disegni che, ogni mese, un grande designer o un grande architetto dedica alla rivista) e una selezione degli eventi da noi creati e organizzati durante il nostro lungo cammino. Uno spaccato decisamente ricco. Se non ci fosse stata un’occasione così speciale, forse non avremmo mai acquisito una percezione così nitida di quanto abbiamo costruito nel tempo. Un orgoglio che è bello e doveroso condividere con tutti.